sabato 23 agosto 2008

Lettera di commento a Giacomo Montana

Complimenti per questo sito di denuncia e i suoi articoli. http://agimurad.splinder.com/tag/giacomo+montana
Purtroppo la realtà descritta scotta più o meno tutti prima o poi in misura più o meno grave, e credo che la sfida sia proprio quella di intervenire sui metodi di violenza psicologica adottati e accettati come metodi corretti di educazione nelle famiglie e nelle scuole. Le persone perseguitate da questo male invisibile, spesso, anche senza avere intenzioni malevoli, perpetuano tali metodi e generano il proliferare di altre persone sofferenti. I vincenti di oggi sono spesso persone la cui spinta motivazionale è forte in ogni direzione, i mezzi per raggiungere gli obiettivi che queste persone possono scegliere sono semplicemente tutti, perchè la morale relazionale e sociale non è più una guida e i deterrenti possono essere aggirati facilmente nell'abbondanza e nella confusione. Tutto ciò che lei denuncia a me sembra vero, ma io credo che non basti denunciare, io credo che ci sia bisogno di attrezzare una specie di marketing del buono, cioè studiare e informare la gente in positivo e indicare i premi di giustizia, salute ed economia per tutti. Esemplificare in tutti i luoghi possibili che cosa vuol dire che in una famiglia c'è amore e rispetto, che cosa vuol dire in pratica rispettare un adulto, un anziano, un handicappato, un genitore, un insegnante, un politico, un professionista, ecc. Infine trovare il bandolo delle matasse, per esempio: i processi sono spesso archiviati per scadenza dei termini, la giustizia diventa ingiusta perchè passa troppo tempo? e allora denunciamo ancora perchè ci sono troppe denunce? Ci lamentiamo perchè si perdono i fascicoli? No, combattiamo affinchè tutti i tribunali possano essere organizzati bene e telematicamente, così com'è possibile fare oggi e come tutti gli uffici pubblici e privati hanno già fatto! ....altrimenti favoriamo chi usa la denuncia come minaccia, chi dice "si, denunciami pure, tanto nel frattempo io continuo e realizzo il mio scopo", ecc. ...favoriamo i mobbers. La mia esperienza di mobbizzata da un partner mi ha fatto anche riflettere sul fatto che non sarà un caso fortuito il dato di fatto che le persone più capaci di mobbing sono avvocati e psicologi, forse perchè dopo la conoscenza di metodi e conseguenze c'è anche la scelta del come usarli.....e il marketing della vita ne favorisce l'uso improprio.

giovedì 21 agosto 2008

"Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" Legge n.154 del 28 aprile 2001

Allego il link perchè può servire sapere che finalmente esiste!

Consigli per difendersi dal mobbing

Leggendo articoli vari e riflettendo sulla mia esperienza sono giunta per ora a coniare i seguenti consigli che sono un puzzle:
1) Abituiamoci a non minimizzare e sorvolare su ciò che ci fa male:
Quando siete stressati e qualche parola o discussione vi disturba, dedicate a voi stessi un po' di tempo per pensare e non per distrarvi. Scrivete le azioni di chi vi disturba e perché, senza spiegare e giustificare le motivazioni altrui, senza interpretare da soli l'accaduto. Basta mezz'ora al giorno, vi farà recuperare tanta energia in futuro se doveste individuare un mobber. Il mobbing è come il cancro, se lo individui in tempo hai maggior probabilità di vincere.
2) Se abbiamo già pensato: impegnandomi di più ce la farò lo stesso, calcoliamo bene cosa vuol dire di più e per quanto tempo.
3) Anche la pazienza va dosata per amor di sè stessi. Gesù disse: "Ama il prossimo tuo come te stesso" non di più però!
4) Se abbiamo individuato qualche esagerazione allora chiediamo aiuto. Se non abbiamo risposta positiva, impariamo a rispondere con le tecniche di ascolto attivo. "Caro amico ti ho chiesto aiuto e tu mi hai detto no" Ricordiamoci anche che spesso non riceveremo un no chiaro, semmai abbiamo chiesto pane e l'amico ci da l'acqua. E allora rispondiamo cantando: "Volevo un gatto nero, nero, nero, tu me l'hai dato bianco con te non ci sto più, la la la la la la.

Un decalogo dell'associazione PRIMA contro il mobbing d'azienda da' alcuni consigli che elenco qui e che poi tradurrò per l'aiuto alle donne che come me sono state mobbizzate da un partner.
1. Abbiate pazienza e vincerete (non troppa pazienza però!)
2- Non cedete allo scoramento ed alla depressione:Il mobbing cui siete sottoposti non avviene per colpa vostra: le motivazioni socio-psicologiche alla base del mobbing sono molteplici e complesse, oggetto di studi approfonditi di sociologi, psicologi e giuristi. Voi siete solo un capro espiatorio di una situazione che non dipende da vostre colpe.
3- Non pensate alle dimissioni (e alla separazione) :La prima cosa alla quale un mobbizzato pensa è quella di fuggire e di liberarsi dalla situazione stressante, abbandonando la scena. In effetti spesso il mobbing ha solo lo scopo di "poter licenziare impunemente". Dare le dimissioni vi libera, è vero, dal mobbing ma con le dimissioni "la date vinta al mobber". Ricorrete ad un periodo di malattia solo per il tempo strettamente necessario: utilizzate preferibilmente i periodi di ferie non godute o i recuperi orari. Tenete però ben presente che al ritorno sul luogo di lavoro dopo un periodi più o meno breve di assenza potreste trovare che molte cose sono cambiate in peggio: durante la vostra assenza il mobber ha avuto tutto il tempo per organizzarsi meglio.
4- Non pensate di essere gli unici:Si calcola per difetto che in Italia vi siano almeno un milione e mezzo di mobbizzati (circa il 6% della forza lavoro). Pensare di essere gli unici è una falsa immodestia: siete solo uno dei tanti.
5- Organizzatevi per resistere:Considerate che, secondo calcoli fatti dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la messa in atto di azioni mobbizzanti nei vostri confronti, costa alla vostra azienda attorno al 190% della vostra retribuzione annua lorda: alcune cause di questi costi sono:-Il tempo impiegato dal mobber per studiare nuove forme di vessazione nei vostri confronti-La perdita di morale tra i lavoratori-Le giornate lavorative perse in malattia a causa del mobbing -I costi a carico del SSN per la cura dei lavoratori ammalatisi a causa del mobbing-I costi delle liquidazioni in caso di licenziamento spontaneo-L'azienda, a causa del mobbing, perde elementi produttivi e competenti-La sostituzione del lavoratore licenziato ha un costo per l'azienda in termini di know-how -I risarcimenti per cause civili ai lavoratori mobbizzati
6- Raccogliete la documentazione delle vessazioni subite:Poiché il mobbing, anche se non vi è una legislazione precisa e ad hoc contro di esso, rientra in fattispecie di reati previsti e penalmente perseguibili e di illeciti amministrativi (per esempio, reati: abuso di potere, minacce, violenza privata, diffamazione, calunnia, lesioni personali, etc; illeciti amministrativi: demansionamento, dequalificazione, etc.), è necessario che voi documentiate nel modo migliore possibile le azioni mobbizzanti messe in atto nei vostri confronti.
Pertanto:-Trovate colleghi disposti a testimoniare (anche se è difficile…….)- Tenete un diario di ogni azione mobbizzante contenente: data, ora, luogo, autore, descrizione, persone presenti, testimoni- Tenete un resoconto delle conseguenze psico-fisiche sul vostro organismo delle azioni mobbizzati; il mobbing fa ammalare: i sintomi possono essere psichici (insonnia, ansia, depressione, attacchi di panico, ecc.), fisici (emicrania, cefalea, dolori muscolari, precordialgie, acidità gastrica, tremori, mancanza d'appetito, appetito eccessivo, diminuzione della potenza e del desiderio sessuale, ecc.) e del comportamento (perdita dell'autostima, mancanza di fiducia in se stessi, senso dell'inutilità, ecc.).
Questo vi faciliterà nel documentare il danno biologico che il mobbing ha determinato su di voi, al fine della richiesta di risarcimento dei danni psicofisici (lesioni personali).
- Mettete in forma scritta e fate protocollare o spedite per raccomandata R.R. ogni vostra richiesta: trasformate qualsiasi ordine verbale ricevuto, in interrogazione scritta ("a voce mi è stato detto di fare questo, chiedo conferma scritta"). Molto spesso non riceverete risposta: ciò sarà la prova di una tra le azioni mobbizzati.
7- Cercate degli alleati: E' questa la cosa più difficile: non sempre i colleghi sono dei "cuor di leone".Spesso si ritirano in disparte per evitare che il mobbing messo in atto nei vostri confronti possa estendersi anche ad essi. Spesso, nel mobbing trasversale, sono essi stessi i vostri mobbers. Non vi isolate: coltivate le vostre relazioni sociali, frequentate gli amici, rinsaldate i rapporti familiari spesso impoveriti dal punto di vista affettivo e sessuale. Spiegate ai vostri familiari cos'è il mobbing e quello che state subendo. Non vergognatevi della vostra situazione, parlate con le persone che vi sono vicine per acquistare consapevolezza della vostra situazione, per rafforzare l'autostima ma non passate all'estremo opposto. Parlare incessantemente del vostro problema, focalizzare l'attenzione unicamente sul vostro dramma, può stancare amici e familiari e quindi potreste trovarvi ancora più soli. Il vostro matrimonio, la vostra famiglia, le vostre amicizie potrebbero andare in crisi. Si realizzerebbe così il fenomeno del "doppio mobbing" per il quale le persone coinvolte in Italia dal mobbing, assommano a 5 milioni.
8-
Denunciate il mobbing: E' questa una attività da attuare con ponderata attenzione: evitate che le denuncie possano esporvi a ritorsioni (possibili querele per diffamazione).Scrivete la storia del vostro mobbing. Siate il più concisi possibile. Prima di divulgarla riponetela in un cassetto e rileggetela dopo almeno una settimana: eliminate le parti superflue e conservate solo quelle importanti. La precisione nei particolari fa diventare pesante la vostra storia: dovete colpire l'attenzione di chi vi legge. Rivolgetevi ai giornali, televisioni private, radio locali, sindacati, associazioni di categoria. Denunciate fatti reali e documentati. Scrivete dei tazebao da affiggere nei luoghi consentiti. Divulgate all'interno dell'azienda le vostra situazione: il racconto della vostra storia potrebbe far sorgere tra gli altri dipendenti un movimento di opinione a vostro favore. Ricordate che la pubblicizzazione della vostra denuncia può essere incompatibile con la segretezza degli atti d'ufficio.Chiedete copia della documentazione esistente negli atti d'ufficio e nel vostro fascicolo personale: è un vostro diritto (legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa e legge 675/96 cosiddetta sulla "privacy") l'accesso agli atti d'ufficio che vi riguardano e al vostro fascicolo personale per poter ottenere copia di tutti i documenti che vi interessano.
9- Iscrivetevi ad una associazione contro il mobbing:Rivolgetevi unicamente a quelle che sono apolitiche, asindacali, aconfessionali, che non hanno scopo di lucro, come il MIMA
10- Ricorrete alle vie legali:In questo caso non siate impazienti: - Nella scelta tra procedimento penale e/o civile, (causa di lavoro, risarcimento del danno biologico), preferite dapprima il procedimento civile. - La durata di una causa di lavoro è lunga: anche in caso di vittoria in primo grado, aspettatevi un ricorso in appello da parte dell'azienda; calcolate da un minimo di quattro anni fino ad otto - dieci anni.- Rivolgetevi ad un buon avvocato cha abbia già trattato cause di mobbing, che sicuramente non abbia legami con la vostra azienda.- Chiarite subito gli obiettivi che intendete raggiungere (danno biologico, demansionamento, reintegra nel posto di lavoro, patteggiamento, risarcimento dei danni, etc.) e le strade da percorrere.- Coinvolgete il minor numero di persone: possibilmente solo la vostra azienda. In questo modo il vostro avvocato non si troverà a dover lottare contro eserciti di avvocati di controparte che si coalizzeranno contro di voi. Successivamente potrete procedere anche contro gli autori materiali del vostro mobbing: ad esempio, in caso di pubblici dipendenti, sarà possibile documentare il danno all'erario determinato dai vostri mobbers
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Le conseguenze del mobbing sulle donne

Bisogna imparare a sapersi difendere dal mobbing in famiglia e fuori, per il bene dell'individuo e della società che comunque ne è coinvolta:

1) Il mobbing conduce alla malattia: depressione prima di tutto, malattie psichiche e nei casi più gravi al cancro.
Le malattie sono curate ed economicamente arrecano danno alla società
2) Il mobbing sulle donne in famiglia genera o potenzia l'incapacità delle donna a seguire i figli dal punto di vista emotivo e quindi moltiplica il numero di persone che da adulti perpetueranno questi metodi malati di vivere.

La violenza sulle donne

Mi ha fatto molto piacere trovare notizia su internet di una statistica riguardante la violenza sulle donne perchè la conoscenza è il primo passo verso la difesa e la risoluzione. Non ho trovato i dati numerici di tale statistica, ma più avanti ho riportato l'elenco dei dati misurati che ritengo ancora più importante perchè da' un'idea alle donne stesse dei diversi tipi di violenza che subiscono o che hanno subito o che potrebbero subire. In genere in chi subisce c'è la vergogna del subire, la paura del peggiorare la situazione e di non trovare aiuti e comprensione. Tali paure non sono poi irreali, spesso sono dovute a dati di fatto, perciò credo che il fattore aiuto più importante è l'informazione e l'analisi personale della propria situazione. Rendersi conto di aver bisogno di aiuto e di non essere la sola (purtroppo) che subisce, è il primo passo verso la denuncia e la capacità di difendersi verbalmente e praticamente. Nella confusione e lo stress della nostra società spesso predomina una morale spicciola del "così fan tutti" che quando poi ci tocca da vicino non basta a nessuno. Un libro che ho letto e che voglio segnalare è Molestie morali, di M.F. Hirigoyen ed. Einaudi Torino 2000

Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anno 2006
Diffuso il 21 febbraio 2007
L'Istat
presenta i risultati di una nuova indagine per la prima volta interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne.
Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica. L’indagine è frutto di una convenzione tra l’Istat – che l’ha condotta – e il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità – che l’ha finanziata con i fondi del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza” e “Azioni di sistema” del Fondo Sociale Europeo.

Vengono misurati tre diversi tipi di violenza:
· la violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi:
la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi
· per violenza sessuale vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti
· le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner.

L'indagine è stata presentata nel corso della Conferenza-evento tenutasi presso Palazzo Chigi.

martedì 19 agosto 2008

Violenza psicologica

La cosa più grave che si verifica durante tutto il processo attuativo del mobbing non è tanto l’esistenza di chi è sleale e anaffettivo e non rispetta leggi, norme, dignità e vita umana neanche in famiglia, quanto la presenza di chi, con i propri atteggiamenti e le proprie scelte, favorisce il processo diventando terreno fertile su cui prosperano le aggressioni e le violenze sulle donne.

Tempo fa ho trovato su internet il seguente articolo che riporto qui quasi completamente. Lo ritengo molto interessante perchè è una richiesta di aiuto, anzi di attenzione, ai problemi generati dalle violenze psichiche, ma è anche un aiuto per tutti perchè descrive le caratteristiche e le forme della violenza, dell'aggressore e dell'aggredito e la conoscenza è la prima forma di difesa.

Art. su internet
"Una legge che tutela le vittime della violenza psichica" della dott.ssa Carla Corradi
Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile. La provocazione continua, l'offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l'isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica. Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall'aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato. Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire. Spesso, specie nell'ambito familiare, con la vittima si è prima instaurato un legame affettivo, per cui è già difficile individuare il limite sottile che separa un rapporto funzionante ancora da quello decisamente patologico. L'aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un'altra (doppio legame), mettendo in questo modo l'oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell'incapacità a capire cosa sta succedendo. Nè essa ha possibilità di chiarire, perché l'interruzione della comunicazione bilaterale è un'altra delle manovre che l'aggressore instaura. Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e con esso un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio. Se tenta una reazione, dopo un periodo lungo di esasperazione, allora viene accusata di essere cattiva o malata.......e certamente zoccola! (scusate se aggiungo questa cruda parola! a questo bell'articolo della dott.ssa Carla Corradi che ho trovato su internet:"Una legge che tutela le vittime della violenza psichica"). Sono psicologa psicoterapeuta del più di vent'anni e molte volte mi sono trovata verificare quanto peso abbiano dovuto nei miei clienti i comportamenti sopra elencati e quanto siano stati causa del male dell'anima e abbiano intaccato la gioia di vivere e di crescere. Ho visto donne a cui fisicamente non era stato torto un capello, ma che erano state sistematicamente distrutte nella loro identità e nel loro ruolo di donne e di madri. Ho aiutato donne che da bambine erano state violentate da padri, fratelli, parenti e amici e che hanno sempre taciuto, perché la colpa era stata fatta cadere su di loro, o il silenzio era stato estorto con la minaccia di alta violenza. Ho pure molto frequentemente curato il mal d'amore, come si dice, ma condito da menzogne, inganni, infedeltà, che sono aggravanti di una situazione già di per sé dolorosa. E, benché conosca le motivazioni psichiche dell'aggressore, sono qui per denunciare nel sociale le cause che necessitano di un intervento più esteso.Spesso si strumentalizza proprio l'amore per prevaricare:
l'amore materno che costringe a subire per proteggere i figli,
l'amore del partner che non reagisce per non distruggere il rapporto,
l'amore che tutto perdona e al quale tutto è richiesto, ma purtroppo anche l'amore del bambino per il genitore del quale ha bisogno................... La violenza psicologica è la causa di stati depressivi e anche di suicidi, perché la vittima è incapace di reagire, in quanto logorata, e anche se denunciasse la violenza, la legge italiana non ne terrebbe conto senza prove fisiche di lesioni. Ma c'è soprattutto la vergogna di ammettere di essere trattati male, la paura a chiedere aiuto, per non subire un'altra violenza. Ma la cosa che mi sembra più grande è che ci siamo assuefatti, come se fossero comportamenti normali.
Se si sapesse che sono vietati e pertanto punibili, forse si attenuerebbe la loro incidenza;
come fa un cartello di divieto di accesso, che impedisce a molti di percorrere una strada pericolosa per altri. Ritengo inoltre che in ogni violenza fisica ci sia una violenza psichica:
nelle percosse, nelle lesioni, nello stupro e perfino nella tortura quello che fa veramente male è il significato psichico dell'azione, cioè l'avvertire di essere un oggetto nelle mani dell'aggressore teso a distruggerci l'anima.
Dove si esercita una violenza psicologica, sia l'ambiente familiare, sia il lavoro, sia l'esercito, le prigioni, la scuola, sempre come comune denominatore troviamo la mancanza di una norma etica che tenda a superare il mero egoismo, in favore di una responsabilità delle proprie azioni, la mancanza del rispetto della persona umana e del suo diritto alla vita.
Ma c'è pure l'ignoranza delle conseguenze che determinati traumi subiti provocano specie se i comportamenti lesivi sono attuati più per un bisogno di sopraffazione che per una reale crudeltà mentale.
Perché diverse sono le motivazioni che portano l'aggressore a distruggere:
violenze subite nell'infanzia e non elaborate psichicamente trovano terreno fertile a che una persona da adulta cerchi di infliggere quello che ha subito per difendere la sua precaria identità.
In queste persone già disturbate nel loro passato operano meccanismi inconsci che fanno in modo che l'autore sia incapace di sentirsi in colpa, di riconoscere la sua incapacità di soffrire o meglio di provare sentimenti reali.
Temono inoltre un coinvolgimento profondo e reale con un altro essere umano e pertanto lo designano come detentore di tutto il male che è in loro, lo colpevolizzano, lo distruggono per mantenere un equilibrio che ha bisogno di nutrirsi della vita di altre persone. Ma l'aggressore non è sempre un perverso mentale e pertanto un malato come afferma l'autrice francese Hirigoyen , altrimenti dovrebbe essere solo curato e non punito. Spesso è una persona definita normale, ma solo cattiva e intelligente. Ma se trasporto questa problematica nel sociale e la denuncio con la poca forza che ho è perché le cause non sono da ricercarsi solo dentro la persona, ma per questo genere di delitti sono anche nella società, nella cultura dominante, nella violenza propinata da tutte le fonti, nonché in quella subdola che ci arriva già nei cartoni animati, per proseguire nei film, nella pubblicità e perché no? anche in internet. L'inconscio non è più solo dentro di noi, ma è soprattutto fuori di noi, in quello che non conosciamo, e perciò non possiamo combattere . Così fan tutti diventa una norma statistica e a volte immorale. Ci sono sentenze che fanno riflettere su quanto arcaica sia ancora la nostra legislazione e su quanto poco abbia inciso la psicanalisi e la psichiatria. (Basti un esempio: "non può esserci stupro, se la vittima indossa i jeans"... se una donna viene minacciata di morte, si toglie subito quanto le viene richiesto, pur di salvarsi la vita). L'articolo 32 della costituzione italiana dice: " la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti... " proprio perché il legislatore non specifica se si tratta di salute fisica o psichica, si sarebbe autorizzati a interpretare la legge come la scienza psicologica e psichiatrica ormai confermano, ma non è così, perché sia l'interpretazione della legge, sia la consuetudine ci portano a pensare che il male, quello quantificabile e punibile, possa essere solo fisico o economico. Ma anche il male psichico ha un costo: psicofarmaci, psicoterapia, ricoveri, assenza dal lavoro, morte, per non parlare del rapporto distorto e carente che la vittima instaura con figli e parenti, vittime a loro volta e forse futuri carnefici.
Chiedo aiuto.
Bisogna informare, educare, parlare, battersi, creare opinioni, comunicare, aiutare chi non può difendersi da solo, sensibilizzare l'opinione pubblica e fare in modo che le istituzioni, in particolare i gruppi formatisi a sostegno dei più deboli si pongano come obiettivo la salvaguardia dell'inviolabilità e del rispetto della personalità. La giurisprudenza stessa, come timidamente comincia a fare in qualche sporadica sentenza, potrebbe proporsi come paladino di questo mio scopo in modo da arrivare ad una legge che regoli tale problematica, che sia il più possibile preventiva e protettiva delle vittime e che permetta loro un recupero della loro integrità e un loro inserimento sociale Il 28 aprile 2001 è stata approvata la legge n. 154 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”

Bibliografia
1) A.e R. Gilioli:Cattivi capi, cattivi colleghi. Mondadori . 2000
2)C.Corradi:A chi spara il cacciatore? Lorenzini.Udine.88
3) C.Corradi:L’amore è un gatto blu? Publiprint. 92.
4) M.F.Hirigoyen: Molestie morali. Einaudi.Torino. 2000
5)J.Hillman: Politica della bellezza. Moretti & Vitali. 99. Pag.30
6)P. Cendron: Il prezzo della follia. Il Mulino. 84
7) La Stampa: 13 febbraio 2000, pag.13.
8) R.Bisi e P. Faccioli: Con gli occhi della vittima. F. Angeli MI. 96
9) Collana Mobbing, Pitagora Editrice.Bologna.

Che cos'è il "Mobbing"

"Mobbing" nell'azienda e "Mobbing" nella coppia

1) Il “Mobbing” nell'azienda
è l’aggressione sistematica e continuativa che viene attuata contro un lavoratore con diverse modalità e gradualità e con chiari intenti discriminatori dal datore di lavoro o da un suo preposto o da un superiore gerarchico oppure da suoi colleghi e/o sottoposti con la tolleranza dell’azienda dove opera il soggetto aggredito. L’attività discriminatoria del “Mobbing” ha il preciso scopo di emarginare e/o di estromettere (licenziamento o dimissioni forzate) il lavoratore dal proprio ambiente di lavoro cioè di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo "scomoda", distruggendola psicologicamente e socialmente in modo da provocarne il licenziamento o da indurla al trasferimento o addirittura alle dimissioni.
Tale attività consiste in comportamenti di violenza morale o psichica ripetuti nel tempo in modo sistematico o abituale, i quali inducono un degrado delle condizioni di lavoro idoneo a compromettere la salute o la professionalità o la dignità del lavoratore.
Gli esempi delle varie forme che il mobbing può assumere vanno dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica persecuzione, dall'assegnazione di compiti dequalificanti, alla compromissione dell'immagine sociale nei confronti di clienti e superiori. Nei casi più gravi si può arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Alcune ricerche hanno dimostrato che le cause del terrore psicologico sul posto di lavoro vanno ben oltre i fattori caratteriali: si fa Mobbing su una persona perchè ci si sente surclassati ingiustamente o per gelosia, ma soprattutto per costringerla a licenziarsi senza che si crei un caso sindacale. Lo scopo di licenziamento o di estromissione viene raggiunto così con la complicità del mobbizzato che si trova nell'impossibilità di reagire adeguatamente, registra danni psico-fisici, morali ed economici e vede quindi, come unica possibilità di difesa, la scelta del licenziamento.

2) Il "Mobbing" contro la donna nella coppia (Per analogia alla definizione di mobbing in azienda e per esperienza personale di donna, ho dedotto la seguente definizione di mobbing nella coppia contro la donna)
è l'aggressione sistematica e continuativa che viene attuata con diverse modalità e gradualità e con chiari intenti discriminatori dal partner o ex partner con la tolleranza dell'ambiente sociale dove vive e lavora la donna aggredita. L'attività discriminatoria del "Mobbing" ha il preciso scopo di emarginare e/o di estromettere la donna dal proprio ambiente di relazioni sociali e affettive per poter eliminare questa persona che è divenuta scomoda e per poter ottenere la separazione coniugale senza assumersi la responsabilità delle scelte e gli oneri dell'essere padre. Tale attività consiste nell'uso di maldicenze e comportamenti di violenza fisica, morale o psichica ripetuti nel tempo in modo sistematico o abituale, i quali inducono un degrado delle condizioni di vita familiare e sociale idoneo a compromettere la salute e la dignità della donna che lotta per poter lavorare e accudire i figli. Gli esempi delle varie forme che il mobbing può assumere vanno dalla semplice emarginazione alla diffusione capillare di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica persecuzione, dalla costrizione al lavoro continuo alla compromissione dell'immagine sociale e privata nei confronti di amici, parenti, colleghi e FIGLI.
Nei casi più gravi si può arrivare al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Le cause del terrore psicologico vanno ben oltre i fattori caratteriali del mobbizzato: si fa mobbing perchè ci si sente surclassati o per gelosia, ma soprattutto perchè non si è in grado di assumersi la responsabilità di una scelta di separazione con relativi oneri.
Lo scopo di estromissione o separazione "senza dazio"viene raggiunto così con la complicità della donna mobbizzata che si trova nell'impossibilità di reagire adeguatamente, registra tanti danni psico-fisici, morali ed economici per sè e per i figli, e vede quindi, come unica possibilità di difesa, la separazione di cui si assume la responsabilità o le colpe.... solo che spesso in questi casi il mobbing non finisce qui....

domenica 17 agosto 2008

Affrontare i conflitti e le violenze senza più subire.

L'idea di questo blog ce l'ho da molto tempo, ma ora è il momento giusto ed ho avuto un ulteriore input dall'amica Gertrud !
Qui si parla di noi donne e in particolare delle difficoltà della separazione, dell'educazione dei figli, del mobbing sociale o del partner e dell'importanza del saper rispondere alle violenze fisiche e psicologiche con efficacia per noi e per loro.
Essere consapevoli di se stesse e della realtà circostante è un obiettivo importante per poter ricercare e acquisire gli strumenti utili a fornirci risultati di serenità ed autostima.